Immagine: Serpil Mavi Üstün
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
CONSAPEVOLEZZA | MIRELLA CRAPANZANO
Al mattino pratico una meditazione che mi permette di raccogliere i sogni, focalizzare gli obiettivi, toccare parti inedite di me. Respiro e lascio che i pensieri scorrano prima liberamente, poi, con un ritmo nuovo, ascolto ciò che il corpo ha da dirmi, il benessere, la lucidità che mi rimanda. È in questo spazio meditativo allargato che emerge in genere la mia poesia, in questa attitudine a vedere la realtà senza confini definiti, fortemente connessa alla natura, ai suoi ritmi, uno stimolo alla mia ricerca spirituale. Consapevolezza è la parola che meno appare nella silloge, ma è proprio questo lo stato interiore che metabolizza le paure, annulla la separazione, il dolore, la morte, la solitudine, ne fa comprendere i significati più profondi, oltre gli angusti limiti in cui spesso pensiamo di venire costretti. Nella silloge “Nel silenzio perfetto” (Macabor 2024), la dualità delle esperienze viene superata e non esiste separazione perché è possibile attraversare soglie, mondi, passaggi che confluiscono l’uno nell’altro in continuazione, in una circolarità che suggerisce la trasformazione, meglio la transizione, perché quando si muore il passaggio, nel lasciare il corpo ed entrare in un’altra frequenza, serve all’anima per proseguire la sua evoluzione profonda. E allora è bene salutare le persone amate con dolci ricordi, con amore lasciarli andare perché proseguano il loro viaggio, prima di potersi reincarnare. La lezione che ho imparato da loro è che la vita va esperita con pienezza, con la convinzione che nulla è davvero perduto e che ogni cosa può contenere al suo interno le risposte che cerchiamo.
Da Nel silenzio perfetto (Macabor, 2024)
le parole cadono
in quell’arco di cielo
nelle risalite d’un fiato
fino alla cometa
che sbuffa luce
anticipando il giorno
la metafisica dell’ora
appannaggio del blu
segna l’altrove raro
custode delle esistenze
sublimi che ci sfiorano
appena si dirada il tempo e tutto
principia indelebilmente assoluto
ti allontani all’ora preposta
nell’ontologia del tuo mistero
*
le persone che restano
hanno voci che ti somigliano
le riconosci dall’odore di bosco
dalle rive degli oceani
quando vinci le paure
così confondi la buia notte
torni incolume dai territori dell’oltre
o dalla strada dietro il giardino
dove nascondi i reperti
archeologici della mente
le persone che restano
hanno sorrisi come scudi luminosi
impressi su visi antichi
sono compagni di multiple vite
*
arrivi e chi ti spera
è lieve nel camminare
a piedi nudi
ha intorno l’odore dell’erba
l’odore acre del creato
che vedi nei fiumi
sotterranei del tempo
la lingua segreta dell’acqua
nutre sotto traccia
come le parole non dette
restano impresse tuttavia
nei geroglifici dell’essere
ai quarti delle terre emerse
nei granelli di lontane comete
*
Mirella Crapanzano ha pubblicato la raccolta Le stanze del fiore nero (Lietocolle 2014), la silloge Terracqua (Terra d’ulivi 2016), il poemetto Il Labirinto (Il Convivio 2018) e il volume La fragilità del bruco (Macabor 2020). È presente, tra i poeti insulari, in Secolo donna 2021, Almanacco di poesia italiana (Macabor 2021). Sue poesie sono presenti, inoltre, in diverse antologie, alcune edite da Lietocolle, Fara editore e Terra d’ulivi, sul bimestrale di poesia Il sarto di Ulm rivista edita da Macabor, nelle antologie Bellezza senza vanità (Macabor 2021) e Nata libera (Macabor 2024) entrambe curate da Claudia Manuela Turco.
