Immagine: Hana Katoba
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
SPECCHIO | DANIELA PERICONE
Non appena veniamo alla luce il mondo si dispiega come una cartografia. Ogni figura, ogni cosa esistente al di fuori di noi ci viene incontro attraverso gli occhi. Ma che stupore quando per la prima volta ci troviamo di fronte a una superficie lucida che riflette la nostra immagine. D’improvviso l’io assume consistenza, la coscienza si veste di carne, ha un volto e un corpo. Lo sguardo incontra un altro sguardo, che riconosciamo immediatamente come nostro. O forse no. Chi siamo davvero non ce lo racconta nemmeno lo specchio. Anzi, mistero si aggiunge a mistero. Non c’è essere umano (né poeta) che guardandosi allo specchio non si interroghi sulla propria natura, sulla forma corporea avuta in sorte, che mostra un destino di mutamento e di impermanenza, dallo smalto della giovinezza alla maturità declinante: «mi chiedo chi sia / l’altra che mi guarda, diversa ogni giorno /dal giorno prima». L’immagine che vediamo ci lascia straniti, il più delle volte non coincide con la percezione interna del nostro essere. Cos’è che palpita esulta soffre sotto questa pelle, dentro questo sangue? Chi è io?
Da Corpo contro (Passigli Editori, 2024)
Se devo dirmi qualcosa
non mi rivolgo parola
scrivo poche righe indecifrabili
sullo specchio in cui guardo ogni mattina
sperando che la frase vista al contrario
dia qualcosa di sensato
invece trovo un volto dietro un velo
di foschia e mi chiedo chi sia
l’altra che mi guarda, diversa ogni giorno
dal giorno prima, se non fosse che
si mostra indifferente alla mia sorte
perché sa che è questione di poco
che non ho scampo io, e nemmeno lei.
*
La sua mente gira a vuoto
la mia più rapida scrive sull’aria
le ombre allo specchio
non combaciano
le labbra unite solo agli angoli
si fissano capovolte
dicono parole incomprensibili
dalla mano si stacca
l’altra mano, si libera
la morsa, il veleno.
*
Il groviglio dei serpenti
d’improvviso si placa –
s’inganna la furia di Medusa
riflessa nello scudo e cade
vittima di sé stessa.
Terribilità che s’impietra
nel suo stesso male.
*
Daniela Pericone è nata a Reggio Calabria nel 1961 e vive a Torino. Ha pubblicato i libri di poesia Passo di giaguaro (Edizioni Il Gabbiano, 2000), Aria di ventura (Book Editore, 2005), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015), Distratte le mani (Coup d’idée, 2017), La dimora insonne (Moretti & Vitali, 2020) e Corpo contro (Passigli Editori, 2024), con il quale ha vinto il 1° Premio “Guido Gozzano” 2024. Interventi critici sulla sua poesia sono apparsi su «L’immaginazione», «Poesia», «Capoverso», «Agon», «Levania», «Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea». È presente in antologie, riviste, siti e blog letterari. Sue poesie sono tradotte in diverse lingue; del 2023 è la plaquette bilingue Lumină scrisă/Luce scritta, con traduzione in romeno di Eliza Macadan (Bacău, Cosmopoli). Scrive testi di critica letteraria ed è redattrice di riviste e siti dedicati alla poesia (Laboratori Poesia, Larosainpiu).
