Portosepolto #22: Biagio Accardo

Autore/a cura di:


Portosepolto #22: Biagio Accardo, Esercizi di riparazione (peQuod, 2024)


Rialzare ciò che cade”: in questo il riflesso della divinità in noi.

Che la poesia abbia a che fare con la riparazione ci è stato insegnato da poeti come Bonnefoy ed Heaney: entrambi hanno inteso lo scrivere come impegno a ridare alla parola la natura di un evento che ricostituisce il vero luogo, la condizione di una unità perduta. Non nego che questa lezione non possa aver lasciato i suoi semi in me, semi che a loro tempo, e in modi del tutto inconsapevoli, sono germinati e fioriti in questi Esercizi. Entrando nello specifico del libro, edito da peQuod, per la collana Portosepolto, posso dire che a un certo punto mi si è imposta la visione della parola non più abbandonata a se stessa, ma abitata finalmente da una coralità ( quella col mondo, con le cose, con le memorie stesse); coralità che sola può ricondurre la poesia al suo compito essenziale: dire cioè che sempre  l’anima trascende le proprie circostanze[1], ovvero che sempre possiamo mettere e rimettere mano alla nostra esistenza per ravvivarne il disegno originario. Da questa fede (senza alcuna connotazione religiosa specifica) è nata questa poesia che ha rappresentato per me un momento di gioiosa e risolta ri-composizione: ricomposizione fra i resti della mia esistenza, quelli della memoria e delle persone che mi hanno fatto dono della loro vita, fra le cose e il loro senso nascosto, provando a rammendare quella frattura originaria per la quale la condizione della sopravvivenza dell’io riposa nella messa a distanza o  nell’assenza dell’altro o del mondo.
Rammendare questa separazione, ricucire lo strappo, richiamare o rialzare ciò era perduto, attiene a qualcosa che ha una qualche caratterizzazione divina, in quanto il Dio che amiamo e che abbiamo imparato a conoscere nei momenti cruciali della nostra vita, ha creato le cose non per la morte, ma perché esistano[2] ed esistendo godano della vita. Ho dunque scritto queste pagine conscio di una parola che per me continua a essere, ormai da lungo tempo, una sorta di radiazione di fondo, continuamente in corsa verso il suo luogo ultimo, verso il suo tempo ultimo, verso un segno e un suono ultimi, ovvero verso la sua piena e definitiva rivelazione.


[1] Il corsivo si riferisce al verso di Heaney in L’uomo di Tollund in primavera

[2] Libro della Sapienza 1,14



*


Umili cose, odore infinito della menta
sul pavimento, vecchi mobili.
Odore, sempre odore di casa,
di cenere spenta, della prima
pioggia d’estate. Cose, umili cose
che ardono nel loro amore
d’essere solo ciò che sanno solamente essere.

E volevi si nuotasse nel mare profondo
come delfini innamorati
che non sanno dei fondali.
Lo volevi, lo pregavi.
Sapevi che solo l’amore regge, solo
l’amore fonda colonne, istituisce regni.








Biagio Accardo è nato nel 1954 a Santa Ninfa, paese della Valle del Belice, in Sicilia; qui ha risieduto e risiede, svolgendo per tanti anni il lavoro di insegnante di scuola primaria, dedicandosi anche al volontariato. Esordisce in ambito letterario nel 1980, partecipando alla Rassegna Internazionale di Arte Siciliana – Valle del Belice, promossa dal Comune di Vita. Dopo una breve presenza all’interno dell’Antigruppo, sceglie di coltivare l’esercizio della poesia lontano da ogni evento pubblico, fino al 2009 quando dà alle stampe il suo primo libro, La notte ha lunghe radici, un libro sostanziato, secondo il quotidiano La Sicilia “da una forte tensione verso il trascendente”. Nel periodo che va dal 2010 al 2015 sue poesie compaiono su varie riviste e antologie italiane.  Risale al 2016 l’uscita del suo secondo libro, Fratello in ombra(Aletti Editore)che otterrà diversi riconoscimenti in vari concorsi italiani. Per conto di Samuele Editore, nel 2019, dà alle stampe Ascetica del quotidiano, che otterrà una menzione speciale di merito al 12° concorso letterario Città di Grottammare e il 2° posto al Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel periodo che va dal 2020 al 2021 sue raccolte inedite ricevono menzioni di merito e segnalazioni in vari concorsi (Premio Letterario Internazionale Montefiore, Premio Santa Margherita Ligure, Bologna in Lettere, Premio Lorenzo Montano e Città di Como). Nel 2022, edito da peQuod, esce Luce del più vasto giorno, per la Collana Portosepolto diretta da Luca Pizzolitto; un libro, secondo il teologo Giannino Piana, “di rara suggestione, che sfiora i confini della grande mistica e che si avvale di un linguaggio scarno e penetrante”. Nel 2024 l’opera riceve il 2° posto al Premio Letterario Internazionale L’Anfora di Calliope di Erice.